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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Le ferrovie Nord. Spinoso problema, odissea tra le odissee dove i binari finiscono nel nel nulla e a volte i treni assomigliano alla freccia gialla di Pelevin che non hanno ne testa ne coda ed i passeggeri sono ignari di ciò che li attende. La mia vita da pendolare delle Nord sembra arrivata alla frutta e mi fa rimpiangere le solitarie distese di prati e monti della tratta l'Aquila-Beffi o le gole di Antrodoco della L'Aquila-Rieti, quando abbassando il finestrino puoi sentire la fragranza del ginebro, l'aria fresca di montagna, l'odore dell'erba bagnata, il morbido e malinconico paesaggio che si stringe attorno a quello sperduto vagone solitario.
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Dove il rapporto con un passeggero o semplicemente col capotreno diventa quasi intimo e si passa il tempo come al confessionale che poi era addirittura malinconico il salutarsi quando si giungeva a destinazione. Lo spettacolo delle Nord non è così spettacolare, alle fragranze montane si sostituiscono i fiati e le imprecazioni degli sfortunati compagni di viaggio, assieme ai quali si mette in pratica la legge di Murphy che inizia alla stazione di Palazzolo. Il treno S4 per Milano Cadorna è sempre costantemente in ritardo di circa 14 minuti, quello di ritorno per Seveso viene soppresso un giorno sì e l'altro pure.
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Nella settimana passata una sera si è bloccato perché, stretti come sardine che boccheggiano, un tizio è svenuto e si è atteso che si riprendesse. Il giorno dopo un automobilista distratto si è incastrato tra le sbarre del passaggio a livello bloccando tutta la circolazione e causando un ritardo di circa un'ora, il giorno seguente un altro tizio stretto tra la calca, cade a terra collassato e si attende l'ambulanza.
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Ancora il treno dell'anteguerra si rompe all'altezza di Cusano. Nei giorni seguenti invece non partono neppure e viene soppressa la corsa delle 18,23, la successiva, presenta lo stesso numero di vagoni col numero dei viaggiatori raddoppiati parte con venti minuti di ritardo. Le Nord.
Spesso mi capita di andare nei grossi centri commerciali disseminati in quell'immenso arcipelago che è l'hinterland milanese. Una cosa che prima non vedevo di buon occhio, mentre ora non la vedo neanche con l'altro. Fare lo slalom tra l'oceanica folla solo per giungere in prossimità delle cotolette, essere continuamente urtato dai carrelli della spesa e ossessionato dalla musica di sottofondo coperta dal generale brusio delle persone, dei muletti e della mercanzia. La tortura raggiunge il suo culmine sulla via del calvario in zona cassa, quando tra te e la pistola che legge i codici a barre mancano solo poci metri. Dio come mi stresso!!!!
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