Il líder máximo ha abdicato. Si chiude l'epoca castrista e si apre l'incertezza sul futuro. Tutto ora è nelle mani di Raul e la vecchia nomenclatura cubana. Anche se ci sono nuovi nomi come Carlos Lage e Pérez Roque con idee più innovative che vogliono affrontare la situazione cubana in modo da riformare un sistema senza abbaterlo. Raul stesso ripete che deve fare delle riforme, dipendere meno dal petrolio di Chavez, dal dollaro americano, aumentare gli stipendi bassissimi dei cubani. Il problema serio è se l'america e gli esuli cubani possono influenzare la politica dell'isola. La ricca e mafiosa lobbies degli esuli, fortissima e agguerrita cercherà un negoziato politico o si scontrerà ancora violentemente contro il regime socialista dell'isola? Qualunque sia il destino di Cuba sentiremo ancora il pensiero del compagno Fidel.
"Tu ejemplo vive, tus ideas perduran". Questa frase leggevo per le vie di Cuba, e non ho mai creduto, nemmeno per un attimo che, a differenza di altre, fosse solo l' esaltazioni del regime castrista verso uno dei suoi figli prediletti. In ogni angolo del mondo, in ogni luogo dove si lotta contro l'ingiustizia e la sopraffazione, l'esempio rivoluzionario del CHE rimane invincibile proprio come la forza delle grandi idee che portano fino alla vittoria, sempre.
Nel giorno del 40esimo anniversario della morte de "CHE" riporto una singolare notizia e apparsa in questi giorni sulla stampa di tutto il mondo.
L'assassino cieco del Che «miracolato» dai cubani un anno fa
Nuccio Ciconte
Di quell'uomo che dovevano operare, i medici cubani, non sapevano praticamente nulla. Né il nome, né tanto meno la storia. Sapevano però che quel vecchietto di cui si dovevano occupare era praticamente cieco. Un caso difficile, certo, ma come tanti altri che avevano trattato lì nel centro oftalmico di Santa Cruz, in Bolivia. Mai, però, quei medici avrebbero minimamente sospettato di aver ridato la vista a Mario Teran, l'uomo che 40 anni fa assassinò Ernesto Che Guevara. E la cosa più curiosa è che quell'operazione fu eseguita gratuitamente. Perché - come racconta il giornale di Santa Cruz, "El Deber" - l'ex sergente boliviano che su ordine della Cia tolse la vita ad uno dei leader più amati della rivoluzione castrista ha beneficiato di un programma di Cuba, che offre gratuitamente interventi chirurgici agli occhi in diversi paesi dell'America Latina.
L'operazione è avvenuta lo scorso anno. Ma la notizia si è saputa solo ora perché il figlio dell'ex sergente ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al giornale di Santa Cruz per ringraziare pubblicamente i medici cubani «che hanno ridato la vista a mio padre».
Non sono moltissimi quelli che a Cuba ricordano il nome dell'uomo che assassinò Ernesto Che Guevara. Anche perché - come ricordano a L'Avana - Mario Teran in fondo era un anonimo militare che quel 9 ottobre del 1967 si tramutò in killer per ordini imposti direttamente da Washington. Più che sull'ex sergente boliviano quell'assassinio è sempre stato messo giustamente in conto alla Cia.
E infatti Granma, il giornale del Partito comunista cubano, nel raccontare la storia dell'operazione, ha sentito il bisogno di attaccare il pezzo così: leggete bene questo nome, Mario Teran; nessuno si ricorda più di lui, anche "se 40 anni fa lo fecero diventare una notizia". Oggi però, dice il giornale cubano, quel nome dovete tenerlo in mente perché quell'ex sergente «educato con l'idea di uccidere, torna a vedere grazie ai medici che seguono le idee della sua vittima».
Mario Teran voleva uccidere un'idea e un sogno, nota ancora Granma, ma a 40 anni esatti della sua morte Che Guevara torna a vincere un'altra battaglia: «Un vecchio può apprezzare nuovamente il colore del cielo e dei boschi, sfruttare il sorriso dei suoi nipoti, guardare una partita di pallone». Tutto bene dunque? Niente affatto. Perché il giornale cubano sferra un duro fendente al «vecchio che ha riacquistato la vista» perché «sicuramente mai sarà capace di vedere la differenza tra le idee che lo portarono ad assassinare un uomo a sangue freddo» e quelle di questi medici abituati a soccorrere nello steso modo amici e nemici feriti.
Un addio a Giovanni Pesce nome di battaglia "Visone",
leggendario Partigiano della guerra contro il nazi-fascismo. Nato a Visone d'Acqui (Alessandria) nel 1918, Giovanni Pesce era ancora un bambino quando la sua famiglia dovette emigrare in Francia. A 13 anni era già al lavoro in una miniera della Grand-Combe, la zona mineraria delle Cevennes in cui vivevano i suoi. Aderì nel '35 al Partito comunista e divenne anche segretario della Sezione giovanile. Fu uno dei discorsi a Parigi di Dolores Ibarruri, la 'Pasionarià, a convincerlo della necessità di arruolarsi nelle Brigate Internazionali, che nella Guerra civile spagnola sostenevano il regime democratico contro i fascisti di Franco.
Nel '36 fu tra i piu' giovani combattenti italiani inquadrati nella Brigata Garibaldi e venne ferito tre volte, sul fronte di Saragozza, nella battaglia di Brunete e al passaggio dell'Ebro. Rientrato in Italia nel 1940, Pesce venne arrestato ed inviato al confino a Ventotene. Liberato nell'agosto del '43, un mese dopo era gia' tra gli organizzatori dei Gap (Gruppi di azione patriottica) a Torino. Dal maggio del 1944 assunse a Milano, sino alla Liberazione, il comando del 3/0 Gap 'Rubini'. Proclamato 'eroe nazionale' dal comando delle brigate 'Garibaldi', nel dopoguerra venne decorato di medaglia d'oro al valor partigiano.