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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
| Sabato sera ci è successa una cosa piuttosto singolare, decidiamo di andare a mangiare una pizza e ci rechiamo in una pizzeria dove ultimamente siamo soliti andare. Mentre attendo che si liberi un posto mi fermo ad osservare il venditore di rose, un signore di carnagione olivastra, probabilmente nordafricano che gironzola dapprima tra i tavoli per poi sedersi all'esterno del locale per fare una pausa. Bene, il posto per noi non c'è ancora e quindi stufi di attendere andiamo a cercare un altro locale. Tutti pieni, tutti saturi, fino a quando, giunti al quarto o al quinto troviamo finalmente posto alla pizzeria AMALFI. Ci sediamo e ordiniamo una bufala e una pizza ai frutti di mare, birra e acqua minerale, Alice fortunatamente dorme tranquillamente nella carrozzina tutto il tempo e non ci fa disperare come al solito. Dopo un quarto d'ora siamo ancora lì a chiacchierare tra noi, ma di pizza neanche l'ombra. Ecco che spunta con la sua biciclettina lo stesso venditore di rose che avevo visto prima. Mi stupisco del fatto che fosse lì, visto che siamo a parecchi chilometri da dove lo avevo notato. |
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Riflettendo sulla biciclettata che s'era fatto e di come fosse dura per lui sbarcare il lunario vendendo rose a chi, sicuramente con meno problemi di lui, va in giro a divertirsi o a rilassarsi. Gli prendo una rosa, 2 euro, e con mia sorpresa il tipo tira fuori un blocchetto e mi rilascia un regolarissimo scontrino fiscale che riporto di lato, omettendo ovviamente i dati personali. Pago e poi discuto con Iva di come fosse strana quella cosa, cavolo questo lavora regolarmente, si chiama Omar o giù di lì, un umile extracomunitario con la partita iva, codice fiscale che paga regolarmente le tasse. Da italiani adeguati (o succubi) alla linea politica attuale ci stupiamo non poco del perché denunciasse delle entrate, chi glielo fa fare a questo qui. Forse la paura, il timore che si sente addosso in una società sempre più razzista. Adesso sarebbe il colmo se andando a pagare le pizze, che nel frattempo ci erano arrivate, non ci rilasciassero lo scontrino fiscale. Detto e fatto, nessuno scontrino. Sbalorditi pensiamo che forse non lo abbiamo preso. Forse è rimasto sul piattino, Iva vuole tornare indietro a controllare, ma poi chiediamo ad un gruppo di ragazzi che erano usciti prima di noi: "Scusate a voi hanno rilasciato lo scontrino?".. risposta: "Seeee lo scontrino, ma quale scontrino, lo sai che non è uso comune.... ecc ...ecc". Beh sarà pur piccola cosa, ma in questa Italia in cui lo straniero ormai è visto in malomodo e additato come capro espiatorio di tutti i mali della società, la dice lunga di come ci riteniamo superiori.
Rieccola, la vecchia melody, acquistata di seconda o terza mano una ventina di anni fa e ridotta in malomodo già quando la presi a 120mila lire, praticamente a peso d'oro. Avevo da poco cominciato a suonare, e, anche se oggi non credo di aver fatto poi tanti progressi, nulla ache vedere con quando mi sfondavo le orecchie invece che imparare seriamente. Ne sanno, o ne sapevano qualcosa, in via dello statuto quando violentavo i Pink Foyd, gli U2 o i Led Zeppelin con quei due pezzi che credevo di saper fare. Rumori e ululati che irritavano le orecchie di mio padre, delle donne del vicinato e dei lavoratori di campagna indaffarati tra vacche, pecore e vendemmie. In ogni caso, non ho perseverato più di tanto e alla fine l'ho accantonata definitivamente. È rimasta inutilizzata per parecchio tempo e faceva neanche tanta bella mostra in camera, sepolta da altre cianfrusaglie. Aveva un vecchissimo amplificatore valvolare di una decina di chili, e dico aveva perché sarà silenziosamente deceduto, tant'è che non ho neanche provato a rianimarlo. I chili dell'amplificatore sommati a quelli della chitarra in legno massello richiedevano una certa prestanza fisica. Ma nonostante fossi forte e non rammollito come adesso, dopo un quarto d'ora che suonavo in piedi sentivi l'esigenza di accasciarti sul pavimento, e non era certo per imitare Chuck Berry. Un paio di anni fa mio nipote in mia assenza l'ha riesumata e per giocarci animatamente, come solo jimmy hendrix e un ragazzo vivace come lui sanno fare, l'ha fatta carambolare chissà dove spezzandogli il manico e lesionandone il corpo. Avevo quasi deciso di buttarla, quando mi chiesi se valesse la pena ripararla. Così dopo le feriel, me la porto qui a Nova e con l'aiuto di Guido, il mio vicino la rimettiamo in sesto rincollando le parti spezzate. Mentre la colla asciuga comincio a disegnarci su per vedere se potevo dipingerci qualcosa, e visto che da un po' ascolto i Buena Vista, disegno un ambientazione caraibica. Poi il disegno diventa sempre più ricco e comincio a fotografare tutte le fasi del restauro e della decorazione. A lavoro finito non mi resta altro che rimontare il tutto e sperare che funzioni. E funziona quasi discretamente, a parte la mancanza dell'amplificatore.
Riporto di seguito alcune riflessioni di Filippo Tronca riguardo all'attuale situazione nell'aquilano e vi segnalo con orgoglio la splendida iniziativa EVA - progetto Eco Villaggio Autocostruito dove semplici cittadini impugnano gli attrezzi del mestiere preferendo la fatica attiva all’indolenza obbligatoria del terremotato.  ''Allora tutto bene a l'Aquila, vero?'' cinguetta la vacanziera di Vimercate al suo vicino di scoglio, uno sfollato aquilano in ferie autofinanziate sul Gargano. E prosegue ''Ho letto che vi hanno dato una casa tutta nuova, con la torta e lo spumantino nel frigo!''. Vorrebbe urlargli compostamente che il terremoto non è una fiction, che non stiamo all'Isola degli sfollati. Che le macerie sono quasi tutte dove erano il sei aprile. Che a lui ad esempio è già tanto che gli tocchi un sorso di quello spumantino di quelle CASE dove ogni tanto va Berlusconi a passeggiare sui tetti e a piantare bandiere, perché sono state costruite per una minoranza di sfollati. E infatti si sta scatenando già una guerra tra senzatetto, tra aquilani e cittadini immigrati, perchè tutti si sentono in diritto di andare in quelle case, e questo però lo potevano prevedere, e possibilmente evitare. E che le CASE saranno pure belle e sicure per carità, utili, chi lo mette in dubbio, anche perchè con tutti soldi che ci hanno speso ci mancava che facevano baracche di cartongesso, ma come dice il professor Antonello Ciccozzi, dal punto di vista urbanistico è come mettere il fornello in salotto e la lavastoviglie in camera da letto, perché cioè non è che una nuova città la fai in procedura d'urgenza, in sei mesi, dove capita, espropriando terre a prezzo agricolo a chi aveva già perso casa e lavoro, salvando le terre degli speculatori e dei potentati locali. Vorrebbe informarla del fatto che chiuse le tendopoli, a lui lo sbatteranno in qualche albergo lontano, a Balsorano, chissà, o a Prati di Tivo, dall'altra parte del Gran Sasso, e sarà un bel casino continuare a lavorare a L'Aquila. Che gli studenti ancora non sanno dove farli dormire. Che in tanti paesi la costruzione delle casette di legno ancora non inizia, che la ricostruzione di tante case inagibili nei centri storici non è stata finanziata dal Decreto, che prima hanno fatto le CASE e poi hanno scoperto che non erano della pezzatura giusta, cioè hanno fatto come un calzolaio che prima fa le scarpe e poi chiede al cliente che numero porta. Vorrebbe sturargli le orecchie urlando che la sua vicina di tenda deve tornare a vivere nella sua casa inagibile, con gli operai dentro che lavorano, con la paura legittima di nuove scosse, perché con un'ordinanza la Protezione civile ha detto che ora quelle case, dove se entravi fino ad una settimana fa ti facevano la multa, ora sono per magia diventate sicure, semi-agibili, dove si suppone ci si può semi-vivere in mancanza di alternative. E allora la signora pensa: ''Lo potevate dire prima, così vi facevo risparmiare i soldi che avete speso per me nella tendopoli, tornando a casa mia, e approfittando della bella stagione cominciavo a rimetterla a posto''' Che non è che chi non va nelle CASE sarà ospitato nella caserma del G8 dove ha dormito Obama, perchè quella caserma non è grande come Città del Messico, ha posti letto limitati, e l'hanno già quasi riempita con i primi sfollati della tendopoli dismessa di piazza d'Armi, tra proteste e grandi tensioni. Che è assurdo continuare a spendere tutti questi soldi per gli alberghi, milioni e milioni di euro, quando si potevano piazzare subito, dopo un paio di mesi, come in Irpinia e in Umbria, roulotte, container e case di legno, perché c'era suolo a sufficienza, avoglia se c'era, e pazienza che un container, come dice Bertolaso, non è dignitoso per un terremotato abruzzese, mentre lo era il terremotato umbro e irpino...Chissenefrega! tanto certe case che affittavano a prezzi da usura a L'Aquila erano ancora meno dignitose,ed ora è molto meglio una roulotte, o anche una tenda ben riscaldata, piuttosto che andare in esilio un anno a Balsorano, che è un bel paese, per carità, ma sta a settanta chilometri dalla tua città, dalla tua vita, dai tuoi amici. Che comunque, a parte la casa, a L'Aquila c'è tanta gente che non ha più un euro in tasca e anche il mutuo sul groppone, e i mutui li hanno sospesi, ma toccherà pagare tutto l'arretrato con gli interessi in aggiunta. Vorrebbe far notare che a L'Aquila tante attività economiche hanno chiuso o non hanno mai più riaperto, o finite le casse integrazioni, chiuderanno. E se manca il lavoro si scatena una guerra tra poveri e i salari diminuiscono, e va sempre peggio, insomma, oppure ti tocca pure lavorare gratis per accattivarti la simpatia e la stima del tuo futuro datore di lavoro. Vorrebbe ammettergli che non si sa nemmeno dove emigrare, perchè il lavoro manca in tutta Europa, e in autunno chiuse le tendopoli bisognerà aprire tante mense per i poveri, non più terremotati. E che comunque tanti aquilani ospiti degli alberghi sulla costa non torneranno più, e questo per chi vuole bene a questa città è un colpo al cuore, il segno già di una sconfitta, di una ricostruzione fallita in partenza. E vorrebbe urlare spaventando i gabbiani che lui si è stufato di tutte queste passerelle di vip, ministri, onorevoli e sottosegretari, utilizzatori finali di terremotati, clown, cantanti, antropologi, giornalisti, predicatori, salvatori delle anime, protettori e ronde armate di tutori dell'ordine. Andate altrove, dove c'è più bisogno, dove la gente non solo non ha la casa, ma non sa neanche cosa mangiare. O statevene a casa che è meglio, il terremoto è una cosa seria, cribbio, soffrire in solitudine è un diritto. Che ….che....e ancora che.... Temendo di essere etichettato però come un ingrato disfattista nonché lamentoso meridionale, poi risponde con un più sintetico ''Eh già...''. La signora rasserenata si immerge nuovamente nella lettura delle tettute inchieste del settimanale Chi. Lo sfollato torna ad osservare due bambini che costruiscono un castello di sabbia, e vorrebbe consigliargli di aggiungere almeno un pò di cemento nell'impasto, sennò crolla. Qualche centinaio di chilometri più su, lungo la costa adriatica, altri migliaia di sfollati in domicilio coatto negli alberghi si mitridatizzano davanti alla banalità del mare, un respiro di salsedine soffocato tra la battigia e il cemento che cola dalle colline, una residua striscia di sabbia che ruba prezioso spazio a palazzi e villette condonate, negando il bagnasciuga ai nanetti di gesso. C'è chi passeggia vestito sul lungomare, chi pisola nella hall, C'è chi si sciroppa duecento chilometri al giorno per tornare a lavorare a quattro soldi nel cratere. Chi nella sua città non tornerà più. Chi non sa che pesci prendere, un po' perché è montanaro, un po' perché '' è la mia prima volta come terremotato, non c'ho esperienza ...''. Gli alberghi che li ospitano da mesi a 55 euro al giorno, hanno intanto raddoppiato il fatturato. I telespettatori cominciano a sospettare che i loro ospiti siano degli scrocconi. ''Tiranno è colui che riesce far sognare agli altri il proprio sogno'', diceva Simone Weil. Il sogno del Papi degli sfollati qui nel cratere è stato il realizzare una new town a sua personale ed antisismica memoria, appaltando ad aziende rigorosamente del nord pronte a costruirla in pochi mesi, all'incredibile costo di 2700 euro a metro quadro, ma senza piscina e vulcano finto in giardino, e solo per un terzo degli sfollati con case distrutte. Venti volte venti è sceso a L'Aquila, nei cantieri, a rinnovar la gloria di re Carlo fondatore della città, e della governatrice Margherita d’Austria, che entrava trionfalmente a L'Aquila, narrano i cronisti dell'epoca, scortata da quattrocento cavalli dalla bianchissima dentatura e da cento muli dai finimenti lucentissimi, sostituiti oggi dagli scriba di regime e dagli inviati dei cinegiornali. Della sua Nubicuculia, della nuova A.Q.U.I.L.A. il Papi degli sfollati aveva già il progetto in tasca prima del sisma, e l'ha tirato fuori subito dopo, perchè a rifare la città vecchia, alloggiando gli sfollati in case di legno e container, gli sarà sembrato troppo vintage. I possidenti locali però hanno detto “Eh no, non se ne parla! Rivogliamo la nostra di città!''. Lui ha proposto così diciannove little town, sparpagliate a capocchia tra le campagne dove ancora pascolavano le pecore e i contadini coltivavano patate. E quelli allora hanno detto ''Ok, ora va meglio, però ci faccia decidere almeno dove farli questi quartieri, possibilmente vicino ai nostri terreni da valorizzare rendendoli edificabili, quali terre espropriare e quali no. In nome del coinvolgimento degli aquilani e del territorio, si intende''. ''L'Aquila tornerà a volare'', si continua a ripetere sempre più stancamente, ma a solcare il cielo sopra il cratere sono solo gli avvoltoi. Gran dame della canasta e ossuti notai, faccendieri della Culo&Camicia spa, palazzinari e usurai, bonzi della Disfunzione pubblica e i loro rampolli ereditieri di un posto fisso, loro non hanno fretta. Il terremoto come Creso ha trasformato in oro il loro cemento e e le loro cave, le terre e le case agibili. Loro hanno gli agganci giusti per essere invitati al pantagruelico banchetto della ricostruzione, e a capotavola si accomoderanno la camorra e immacolati imprenditori del nord. Bisogna solo aspettare, senza dar troppo nell'occhio, perché le case del centro distrutte varranno tra un po' un quarto del loro valore, e gli aquilani daglie e daglie si stuferanno di vivere senza certezze, provvisoriamente, in un'immensa periferia di una città con il buco in mezzo. E sarà allora il momento di comprare a prezzi di saldo. Poi arriveranno i finanziamenti e partirà la ricostruzione in project financing della Dubai degli Appennini, e le case moltiplicheranno il loro valore. Icona pop del post-sisma sono diventati i bagni chimici con il cuore all'incontrario. Costano ogni giorno più di quello che spetta ad uno sfollato che ha optato per l'autonoma sistemazione, spesso in un garage o nel capanno degli attrezzi. Lo sfollato che aveva lanciato senza successo il progetto Meno stronzi più case, riassumibile nella formula ''vado meno al cesso e date direttamente a me una parte dei soldi che vi faccio risparmiare'', lancia ora il progetto Mossa cinese: ''Non lo avete capito che ci vogliono mandare via tutti? – rivela nella penombra della tenda ad una conventicola di congiurati- e allora emigriamo, ma facendo sistema, come gli amici cinesi a Prato. Trasferiamoci tutti nei quartieri bene di qualche città del nord, montiamo le tende nei giardinetti pubblici, rendiamoci insopportabili ai residenti esibendo berciante pietismo, intonando nenie e filastrocche delle nostre nonne, vendendo arrosticini ai semafori, e pestilenziale cacio marcetto lungo le vie dello shopping. Le case di quei quartieri, vedrete, perderanno di valore, e noi cominceremo a comprarle una dopo l'altra...'' Otto punti giocano ad acchiapparello tra le tende. Sono i due bimbi di Giulio, che ha buone possibilità di vedersi assegnare un appartamento nella New L.A.Q.U.I.L.A. Oltre a due figli, 4 punti cadauno, ha un lavoro, 1,5 punti, è residente da più di dieci anni, 2 punti, e ha pure avuto un morto in famiglia a causa del sisma, la bellezza di 5 punti. Il vicino di tenda Luigi invece la vede nera. Per il tugurio di casa dove viveva e dove ha rischiato di morire, pagava un affitto in nero. Zero punti. Lavorava, ha fatto di tutto, dal cameriere all'addetto stampa, ma quasi sempre in nero. Zero punti. E anche zero figli, che mica gli poteva dare da mangiare cipolle e pane nero. Luigi a conti fatti di certo ha un misero punticino di consolazione che gli viene riconosciuto perché esiste, e almeno questo nessuno lo può negare. Ammenochè un filosofo della Protezione civile, in sede di verifica dei requisiti, non metta in dubbio anche questa residua evidenza, con tetragone argomentazioni cartesiane. Ultima chance per lui è quella di mettere su famiglia entro un mese con la moretta della tenda diciotto, ragazza-madre e nonna a carico, almeno 10 punti. Ma lei, dopo una sfrenata corte, gli ha risposto: ''Sai, tu sei bravo e carino, ma un rapporto a tempo indeterminato mi spaventa, e poi non va più di moda. Al massimo potremmo accordarci per una relazione a progetto, rinnovabile ogni tre settimane, con saltuaria somministrazione di affetto. Al limite si potrebbe pensare ad un turn over, ad una relazione di staff leasing. Ti amo fino a giovedi, poi ti farò sapere''. ''E lei cosa ha perso?'', chiede l'inviata della fortunata trasmissione il Capezzale. ''Tutto... tutto... ho perso tutto...'' risponde contrito il signor Celeste. L'inviata sgrana gli occhioni vellutati, ma alle sue spalle urla un compagno di cantina, rovinando il pathos dell'inquadratura: ''A Celè!! Ma se non tenevi nù cazzo...''. Eppure Celeste qualcosa di prezioso lo ha perso per davvero. Insieme al Tavernicolo e alla Strappona, all' Infedele e alla Venere dell'acquavite, ha assistito attonito alla demolizione, ad opera di una ruspa che pareva un insensibile tirannosauro, della sua cantinaccia sgarrupata dal sisma, dentro cui le serate scolavano via con un gomito sul bancone e un piede nella fossa, cantando a squarciagola De André e canzonacce contro l'universo ladro. Celeste, come nella notte maledetta, per una seconda volta si è sentito morire a stento, il suo urlo ha travolto il sole, l'aria è diventata stretta. Interviene in assemblea pubblica un ragazzo tutto cuore che ha letto Focault:''I campi sono lager! Laboratori di totalitarismo! Tirar fuori la gente! Fuoco alle tende!''Due sfollati lo ascoltano incuriositi, e provano ad immaginare. Un internato delle galere di tela blu, quatto quatto e col favor delle tenebre, evita le ronde delle crocerossine armate di rosari chiodati, squarcia e scoperchia la tenda di Adelina e Pasquale, urla soffocando la voce: ''Presto, presto, scappate! Siete liberi!'' E i due vecchietti, dopo una fuga in sottana e mutandoni, si ritrovano con una coperta sulle spalle a piazza duomo, da dove erano partiti, all'alba del sei aprile. Finalmente liberi. Vista dal cielo la zona rossa ricorda una rara presentosa di vicoli e piazze, tetti e giardini. Gli imponenti bastioni del forte spagnolo sono petali di un fiore. Il matematico e architetto Pico Fonticulano vi ha letto sottili simmetrie, arcani ideogrammi, le linee che il destino ha tracciato sul palmo di una mano. Nelle piante disegnate nel corso dei secoli colpisce un dettaglio: l’equilibrio tra il pieno e il vuoto. In seguito infatti ai tanti terremoti che funestarono l’Aquila, parte degli edifici non furono ricostruiti, e lasciarono il posto a rigogliosi orti, vocianti cortili, profumati giardini. Alcune aree intra moenia rimasero sempre vuote, perchè le vanitose archi-star malate di orror vacui ancora non imperversavano, e gli antichi, memori della lezione della terra, compresero che non era saggio ricostruire sopra le grotte e i detriti ammonticchiati di precedenti terremoti. Il vuoto fu riempito solo nel tardo novecento, secolo breve e senza memoria, e dentro quelle palazzine sprofondate nel sottosuolo nella notte del sei aprile, ci sono morte tante persone. Marco ci scherza su: ''Anche stamattina mi sono svegliato con quel leggero velo di sudore che mi ricorda che non ero ubriaco o drogato ieri sera quando sono andato a dormire in una tenda montata in via Strinella... è tutto vero...'' . Intorno al parco del comitato 3e32 i palazzi hanno chiuso le palpebre all'alba del sei aprile. E nel vuoto di potere di Pil Pot, tiranno della Paura interna lorda, è spuntato un villaggio di tela abitato da giovani di anagrafe incerta, rimasti in città per continuare cocciutamente, nei limiti del possibile, ad essere sé stessi, rifiutando di essere assistiti e aiutati quotidianamente come fantolini da cani e porci. Hanno osato metterci la faccia, hanno urlato partecipazione, trasparenza e felicità, le parole da cui partire per ricostruire una città in cui valga la pena di vivere. Comunisti certo, come comunista è anche chi non ha nulla e lo vorrebbe condividere con il mondo, fedele ad una linea che non c'è. Ora via Strinella si ripopola di aquilani di ritorno dalla costa e qualcuno subito protesta per la musica e per il vociare notturno che si ode dal parco. Ma in una città dove un terremoto ha causato 307 vittime e 100mila vivi, è molto più assordante la loro indifferenza, il loro silenzio. Evasione a L'Aquila è sgattaiolare dentro la zona rossa, come ladri in casa propria, col cuore in gola, facendo fessi gli armigeri che la presidiano in dormiveglia. Libertà è passeggiare tra i palazzi che si stanno lentamente sbriciolando, tra le macerie che dopo cinque mesi nessuno ancora rimuove per consentire la riparazione almeno di qualche isolato. Stappare una birra e farsi una chiacchiera seduti su quella cara vecchia panchina, perchè lo sguardo, disse Italo Calvino, percorre le vie come pagine scritte, e la città ti dice tutto quello che devi pensare. ''Ma per te ce la rifaranno la città?'', ''Secondo me no, non c'hanno i soldi ma non sanno come dircelo... ''. ''E vabbè pazienza, se muore una stella, può morire anche una città''. Un commosso minuto di silenzio. ''Chissà, ci faranno un parco archeologico, come Pompei, e noi venderemo noccioline ai turisti''. ''Oppure chissà, faranno Second L'Aquila: indosseremo aderenti tutine tessute con circuiti informatici che elaborano e proiettano tutt'intorno simulazioni digitali di realtà. L'Aquila com'era e dov'era sarà un impalpabile gelatina di informazioni. Basterà schiacciare il bottone della camicia e... zacchete!, potremo finalmente passeggiare in via Roma, ascoltare il blues da Nello a Castelnuovo, bere una genziana da Cesidio, contemplare Adelchi l'ombrellaro che ripara i piatti rotti con il trapano a polso, origliare i vecchi imbefaniti che spettegolano a capo piazza.'' Tutto tace in via della Mezza Luna. Le antiche pietre bisbigliano le parole di Buccio, che qui vicino ha vissuto tanti secoli fa: "De persone octocento d’Aquila che per lu taramuto fò morte e socterate, or ch’io vedeo strillare, e fare pietate, chi piangea lu filio, chi mollie, chi lu frate, chi piangea la matre, chi padre, chi sorella, chi se graffiava in petto, chi la mascella; e gìano sgomberando ogni via e rugitella, per retrovar le corpora, con amara favella.” Buccio di Ranallo, storico aquilano, era convinto che il terremoto del 1349 fu una punizione mandata dal padreterno contro gli aquilani, rei di aver messo a ferro e fuoco Antrodoco e Cittaducale per futili motivi. Non ha senso chiedersi se aveva ragione san Tommaso, ''Dio è perfettamente buono'', o Roberto Freak Antoni, ''Dio c'è, ma ci odia''. L'unico peccato è l'aver dimenticato di vivere sopra una terra viva, che ogni tanto si muove e annienta in pochi secondi il frutto dei sacrifici di una vita, sbriciolando certezze che sembravano incrollabili. E quello che a noi sembra un apocalittico ruggito, per lei forse è solo uno sbadiglio che si perde nell'universo che dorme. Filippo Tronca
Sono senza bubbio il più grande intonacatore di trulli che abbia mai messo piede in tutti e tre gli emisferi, dalla grande crisi del '29 al concilio vaticano II. Chi lo nega è un disfattista farabutto che scrive tutto il contrario del contrario della verità al soldo dei cattocomunisti radicali. (questa l'ho un po' modificata perché non sono capace di copiare sfacciatamente tutto, però esternazioni di questo tipo se ne possono trovare a bizzeffe sul Generatore automatico di proclami di Berlusconi Istruzioni: fare il refresh della pagina per una nuova fanfaronata.
| Un piccolo scoiattolo, scambiato inizialmente per un topolino di campagna gironzolava tranquillo, facendo capolino di tanto in tanto tra i rami degli alberi che ci facevano ombra in questo ferragosto passato al laghetto di Tempra. Così, presa una certa confidenza, il piccolo roditore ci ha onorato prima di una passeggiata lungo il mio peloso braccio e successivamente sui pantaloni di Iva. Una giornata al laghetto della montagna era una delle cose che desideravo in quei pochi giorni passati a Goriano. Anche se, nonostante sia stata una bella giornata, lo scenario era piuttosto desolante. Ritrovo infatti un luogo abbandonato e lontano da quel formicolare di persone, schiamazzi e arrostate di una volta. Quando tutti, chi col motozappa, chi in jeep, moto, a cavallo o a piedi, giungevammo al laghetto di tempra, e quivi ("...quivi" perché sa di racconto epico e glorioso) si occupavano spazi e anfratti, accampavandosi con intere famiglie o con numerose compagnie d'amici. |
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Si mangiava e beveva all'ombra del fogliame rigoglioso, si preparava la legna, si accendeva il fuoco, si giocava facendo attenzione a non finire su una torta fresca di giumenta che immancabilmente si stampava sui jeans. Anche senza quel marchio giornaliero stampato sui calzoni, ognuno s'impregnava inevitabilmente dell'odore della montagna e del bestiame. Un odore che poteva essere lavato solo da gavettoni d'acqua gelida di fonte. Ad una cert'ora ebbri di pecora alla brace e di vino rosso rubino si finiva col mischiarsi tutti facendo il "giro" delle "postazioni". Una quindicina di anni fa, con una scellerata decisione, una parte del bosco è stata scelta per il taglio demaniale, spezzando tradizione e paesaggio. A questo si sono aggiunte poi la riduzione del bestiame a causa dei furti e i continui tagli di frodo che hanno devastato e svuotato l'interno delle macchie boschive. Lì dove c'era un praticello quasi inglese arricchito dalle melanconiche pizze di cavallo e di mucca ora è un campo di cardi e erbacce alte che nulla trattiene. Il sottobosco oltre il laghetto di Tempra, tempio pagano di storiche arrostate ed epiche battaglie etiliche, ha mantenuto intatta tutta la sua bellezza. Sembra incredibile, ma quest'anno c'eravamo solo noi, tutto intorno il silenzio, che seppur piacevolissimo il resto dell'anno, a ferragosto stona maledettamente e l'aria fin troppo tranquilla sembra reclamare l'animazione degli anni passati. Sbagliato è chiamarla "tradizione", più esattamente io la ricordo come una funzione con omelia, un sacramento di vino e divino che il tempo e noi gorianesi infedeli non abbiamo più professato. Anatema? No, niente di irrimediabile, sono sicuro che a breve tornerà di moda questo rituale, tanto gira e gira il modo migliore per noi inguaribili romantici vallesi è di passare il ferragosto alle pendici del Sirente, tra uno scoiattolo e una torta di mucca stampata sui jeans.

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03/12/2009 @ 17:37:58 Di Ce
Il mondo del lavoro ...
20/11/2009 @ 21:59:55 Di Fegatello
when the wind of ...
11/11/2009 @ 04:45:59 Di ugg boots
Cesidio, ti rispondo...
06/11/2009 @ 22:12:14 Di fegatello
Su quello che dici i...
06/11/2009 @ 16:25:03 Di Ce
NO, nessuno. Credo d...
06/11/2009 @ 15:52:35 Di Ce
Mi trovo stranamente...
06/11/2009 @ 15:42:31 Di fegatello
Penso sia un'apertur...
04/11/2009 @ 19:02:02 Di Rodolfo
Dimenticavo............
23/10/2009 @ 21:52:10 Di Fegatello
Non c'è male anche p...
23/10/2009 @ 21:50:38 Di Fegatello
Io so che ora vive t...
23/10/2009 @ 21:43:04 Di Fegatello
grazie dell'informaz...
20/10/2009 @ 08:49:09 Di Christa Raich
È un pensiero che ho...
19/10/2009 @ 17:58:41 Di Ce
Posso solo dirti che...
18/10/2009 @ 20:56:46 Di Ce
Dopo 2 mesi rientro ...
18/10/2009 @ 19:09:12 Di Fegatello
ciao,sono una vecchi...
17/10/2009 @ 22:56:38 Di christa
Ciao Michele, ti com...
04/10/2009 @ 13:43:13 Di Ivangel
Dico che questa è un...
04/10/2009 @ 00:01:27 Di Michele
fantastico!, lograst...
28/09/2009 @ 10:56:41 Di thay
Bello,simpatico, com...
27/09/2009 @ 15:48:29 Di Fegatello
In tanto tra una fan...
23/09/2009 @ 23:40:04 Di Fegatello
Quest'anno, a gorian...
21/09/2009 @ 23:04:23 Di Fegatello
))
11/09/2009 @ 10:39:38 Di rey
concordo: clima un p...
03/09/2009 @ 23:42:04 Di M.Elena Iarossi
Siamo tutti piccoli ...
18/05/2009 @ 10:31:44 Di Ce
Sì, è davvero un bru...
18/05/2009 @ 09:35:35 Di Ce
Riuscire in questo m...
16/05/2009 @ 22:01:38 Di Fegatello
ciao! il testo che h...
24/04/2009 @ 22:07:11 Di maria elena iarossi
ho visitato finalmen...
14/04/2009 @ 12:43:06 Di pasquale
ascoltavo i Cure e ...
20/02/2009 @ 17:44:03 Di Fegatello
Sì lo farò, di cose ...
30/01/2009 @ 10:16:08 Di Ce
Ti volevo sollecitar...
27/01/2009 @ 21:03:42 Di Fegatello
Già, chissà perché s...
17/01/2009 @ 23:58:25 Di Ce
La vedo dura, propri...
16/01/2009 @ 18:19:10 Di Fegatello
visto che ha aapproz...
27/12/2008 @ 17:02:44 Di bayle
Nonno di ZamponeNonn...
26/12/2008 @ 21:55:44 Di Anonimo
Molto bella la sugge...
26/12/2008 @ 21:53:26 Di Fegatello
Nulla è più essenzia...
22/12/2008 @ 00:16:42 Di Ce
Beato te che ti puoi...
21/12/2008 @ 23:26:07 Di Anonimo
messaggio per Cesidi...
19/12/2008 @ 18:57:03 Di Domenico D'Amico
Non fraintendermi, a...
17/12/2008 @ 19:49:52 Di Fegatello
No, non so, basta. È...
16/12/2008 @ 11:56:09 Di Ce
Potresti pubblicarne...
14/12/2008 @ 19:06:36 Di Fegatello
Non so bene a che ge...
13/12/2008 @ 23:41:47 Di CE
Mi ero soffermato su...
12/12/2008 @ 18:11:11 Di FEGATELLO
COSA SONO I FRASEGGI...
12/12/2008 @ 18:06:11 Di FEGATELLO
Ho inserito pezzo su...
24/11/2008 @ 14:31:56 Di filippo
Vai su www.abruzzo24...
22/11/2008 @ 14:08:58 Di Anonimo
compà fai paura!!
21/11/2008 @ 14:35:24 Di alessandro
Ammetto d'essere Abr...
16/11/2008 @ 01:14:21 Di Fegatello
Filì, ma certo che p...
13/11/2008 @ 14:21:38 Di Ce
Posso mettere questo...
13/11/2008 @ 14:06:07 Di Filippo
Bella frà! Bigliu bl...
13/11/2008 @ 13:57:56 Di Filippo Tronca
SATURNO UNO DI NOI!!...
29/10/2008 @ 12:45:11 Di GORIANO ALCOOLICA
Non tutti i razzisti...
10/10/2008 @ 12:09:06 Di Ce
Mah..........sei sic...
07/10/2008 @ 15:06:47 Di Fegatello
Sì, ma non hai detto...
03/10/2008 @ 11:45:06 Di Ce
spettacolare
03/10/2008 @ 09:56:51 Di Anonimo
ah ah ah!!! adesso h...
03/10/2008 @ 09:52:46 Di luca
Bene, ma ricorda per...
30/09/2008 @ 12:45:18 Di Ce
No, non temo, anzi m...
27/09/2008 @ 11:08:13 Di Fegatello
Complimenti per la s...
25/09/2008 @ 22:17:52 Di Ce
Eh mio caro, il cora...
25/09/2008 @ 17:52:55 Di anonimo
Caro Barman dalla li...
18/09/2008 @ 00:12:14 Di Ivana
Forse ho usato frasi...
15/09/2008 @ 21:47:55 Di Anonimo
Le foto purtroppo no...
30/08/2008 @ 15:34:58 Di IvAngel
Complimenti per il b...
30/08/2008 @ 00:45:54 Di Gianfranco Graziani
e anche quest anno i...
17/08/2008 @ 22:39:29 Di luca
Si cerca ogni volta ...
15/07/2008 @ 16:15:23 Di ju fije di Ivo
05/09/2010 @ 8.41.45
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una follia di
Cesidio Angelantoni |
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