Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Torno nella mia Goriano Valli, un paese deserto che a stento riconosco. Le montagne e la vegetazione sono quelle stupende di sempre. Pochi i danni, alcuni molto visibili, ma girando l'intero territorio fino a l'Aquila, ci si sente come dentro un vecchio documentario postbellico dell'istituto Luce. Nei centri storici s'incontrano solo rovine e mezzi militari, dei vigili del fuoco e della protezione civile, le case, o quel che ne resta, sembrano aver subito un borbandamento aereo, anche se il nemico in questo caso non è giunto dall'alto, ma dalle viscere della terra, un nemico che le persone hanno sempre calpestato, coltivato, sfruttato e vissuto ogni giorno della loro vita, in un territorio in cui il legame con la terra è stato sempre molto forte.
Una piccola scossa mi ha dato il "buongiorno" alle 7,14 di venerdì. Ero sveglio da circa un quarto d'ora, quando il letto ha cominciato a tremare al terzo piano della casa di mio zio, dove, come pochi, abbiamo affrontato la notte per cercare un briciolo di normalità tra le mura domestiche. Così mi sono vestito frettolosamente e sono sceso a fare colazione con la mia piccola dose di spavento tellurico. Nulla in confronto a quello vissuto dai miei conterranei un mese fa, ma è bastato per farmi sentire meno sicuro anche nella casa dove sono nato. La terra continua a muoversi incurante dei danni e molte case, anche se agibili continueranno a rimanere vuote. Perlomeno di notte, quando si è meno vigili e si ha la paura di essere sorpresi nel sonno come un mese fa.
Quello che dicono tutti è che la scossa del 6 aprile, come apparso su televideo e su sky poche ore dopo, è stata un 6.7 e non il 5.8 che il governo ha dichiarato. Questo perché oltre il sesto grado di magnitudo sarebbero previsti interventi economici più corposi. Il sisma è stato certamente devastante e Paesi come Castelnuovo, Vallecupa e Onna praticamente non esistono più. Tutti sono costretti coattamente ad una vita comune nelle tendopoli allestite dalla protezione civile. I volontari si danno un gran da fare per tutti. Tra loro ci sono clown, psicologi, cuochi e simpaticoni di ogni tipo che allegeriscono il disagio di tante persone.

Il decreto legge, rinominato "decreto abracadabra" ha molte ombre. Dei 150 mila euro per la ricostruzione dell'abitazione principale, cinquantamila euro li concederebbe - cash - il governo, 50 mila li tramuterebbe in credito d'imposta (anticipato dalla famiglia terremotata e ammortizzato in un arco temporale di 22 anni). Altri cinquantamila sarebbero coperti con un mutuo a tasso agevolato ma sempre a carico del destinatario del contributo. Inoltre, leggo, sempre su
repubblica, i soldi all'Abruzzo in gran parte (4,7 miliardi di euro e non 12 dichiarati all'inizio) saranno racimolati dall'indizione di nuove lotterie, dagli interventi sul lotto, e dai sempreverdi provvedimenti anti-evasione, soldi veri niente, e che in più le risorse saranno spalmate su un periodo lunghissimo (da oggi al 2033). Ma Bertolaso, (a cui va l'elogio dell'organizzazione dei soccorsi di cui invece si vanta il Cavaliene) in collegamento ieri da Vespa smentisce queste voci.

La puntata di "Porta a Porta" (Vespa è un abruzzese, originario di Tione degli Abruzzi, a cinque chilometri da Goriano Valli) raccoglie danaro per scuole e chiese e, anche se l'operazione è lodevole, mette in salotto cantanti, comici e showgirl dagli occhi compassionevoli con lo scopo di rallegrare ospiti aquilani visibilmente provati, ingessati e contusi. Avidamente utilizzati per fargli raccontare ancora una volta davanti a telecamere e riflettori la perdita dei loro cari, il dolore ed il dramma vissuto. Un dramma che ha bisogno di essere compreso, certo, a volte lo espime benissimo il volto e non ha certo bisogno di essere ulteriormente violentato dal microfono e dallo share televisivo. Non ha certo bisogno di essere spettacolarizzato ad uso e consumo di un meccanismo giornalistico che troppo spesso diventa cinico. Mancava il plastico in studio, o almeno io non l'ho visto fin quanto il disgusto è sopraggiunto. Questo però lo sapevamo, andava messo in conto, il dramma si trasforma in mezzo di comunicazione, ed questa comunicazione viene manipolata, plasmata a piacimento per raggiungere un fine. Il fine è l'aiuto e nessuno lo contesta, ma a volye il mezzo è discutibile. Sta a noi cocciuti e tosti abruzzesi porre l'orgoglio e la forza davanti a questi tentativi di strumentalizzazione mediatica.