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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 L'Aquila sembra aver preso ancor più dei ricordi, la forma onirica di un mondo che rimane solo in quello che gli occhi vogliono ostinatamente continuare a vedere oltre le rovine. Ma lo sguardo reale che stride con quello incantato della memoria, non sembra riconoscere quelle vie, quei palazzi, quelle case e quei locali dove s'è consumata la giovinezza, l'esperienza e l'euforia di tante persone. Le macerie, i soccorsi e i mezzi che scavano tra le viscere disintegrate di una città fatta di passioni, amori e delusioni che molti di noi hanno vissuto proprio in quei luoghi e che, come avviene per tutti, si legano indissolubilmente ad un preciso punto nello spazio e nel tempo. Quelle fragili mura crollate sono mondi, sono storie che affiorano per un breve attimo dal televisore, attraverso il monitor del computer assieme alla valanga di notizie che l'ansia famelica divora sgomenta. Quando sei lontano e non hai vissuto in prima persona il dramma e la paura, il tuo pensiero corre ai parenti, agli amici, al tuo paese. Vivi la tragedia come l'affondo di una crudele lama di immagini nel petto. Brandelli di luoghi e persone che ami trafiggono di angoscia la tua notte sicura, lontana. Frughi tra le rapide inquadrature, cerchi nello sfondo delle interviste, scorgi volti familiari. digiti numeri di telefono trepidando in attesa di una risposta. Le immagini si susseguono. Una calca di magnifici volontari indaffarati nei soccorsi. Telecamere inopportune e giornalisti sciacalli che frugano nelle intimità delle persone, nei resti delle case. Cronisti che fanno domande idiote, che cercano sensazionalismi struggenti per arricchire il rapporto finale sullo share da riferire in prima serata. Passerelle illustri e ceroni di circostanza ripetono che non è il momento di critiche, "lo stato è presente", i soccorsi sono stati efficienti, "non abbiate timore". Molto è innegabile, ma l'incertezza sul futuro è tangibile. La lunga fila di bare, qualche conoscente, ma tanti, tutti fratelli e sorelle a cui ti senti vicino. Poi L'orgoglio, la scoperta della forza reale di una comunità fiera e solidale che come recita lo stemma della città dell'Aquila è "Immota Manet". Resta ferma e pulsa maestosa tra le rovine.
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