Di ivangel (del 31/05/2007 @ 22:50:55, in Politica, linkato 487 volte)
Alcuni esponenti della grande loggia degli anziani di questo centro-centro-centro-sinistrina dicono che il risultato delle amministrative è stato «un segnale di disagio del Nord», altri hanno detto che è stato un «campanello d'allarme». Poco conta se il campanello era in realtà una campana, anzi una serie di campane assordanti, pergiunta suonate dalle parrocchie di diverse città italiane. Per Berlusconi ovviamente si è trattato di «un avviso di sfratto». E come dargli torto? Intanto la sinistra si divide ancora, spezzettata com'è in piccoli frammenti in perenne lotta tra loro, tanto che non è rimasto più nulla da dividere (forse in tutti i sensi). Ma per dividersi si sa, bisogna appartenere a qualcosa che originariamente sia unito. È risaputo difatti che solo ciò che è unito può dividersi, a questo scopo difatti sarebbe nata l'unione. Una luce però risplende all'orizzonte, il popolo di centro-centro-centro-sinistrina intravvede una nuova grande, geniale opportunità, è il partito democratico che scalcia per affermarsi come nuova e vergine realtà tutta da dividere. Al Fuoco i grandi ideali di rivoluzione sociale, al rogo il comunismo, che brucino le politiche sociali, l'egualitarismo, e poi cos'è? L'internazionalismo? La classe operaia non esiste più, tutta retorica dei secoli scorsi. Roba vecchia, quasi quanto noi, dicono gli illustri esponenti della coalizione. Senza punti certi di riferimento, la gente è spiazzata, confusa indecisa, non sa cosa vuole. È il momento storico adatto per pescare nel torbido!!!!
A tal proposito riporto l'editoriale di Gabriele Polo sul manifesto di oggi, che illustra chiaramente il triste panorama della sinistra italiana e del suo stanco elettorato.
Mozione di sfiducia
Gabriele Polo
Più che un campanello d'allarme sembra una campana che annuncia l'onda di piena. Perché il voto di domenica e lunedì parla chiaro al centrosinistra: al futuro Partito democratico che non entusiasma nessuno e rilancia la destra, a quel che rimane della sinistra istituzionale, anch'essa in calo di consensi dove - quasi ovunque - si presenta divisa. Non è un problema di formule (fusioni calde o fredde) o di alleanze (più o meno elettorali), è il problema di una politica assente, o - meglio - inesistente come possibilità di cambiamento della condizione umana e di partecipazione alla vita pubblica.
Da alcuni anni a questa parte chi sta al governo in Europa (a destra come a sinistra) perde consensi e voti. È successo nel progressivo offuscamento dell'astro di Blair come nella riduzione a uomo qualunque dell'unto del Signore. È lo «scontento del popolo», si dirà. Ma questo malumore che colpisce chiunque governi non è una maledizione divina, semmai è il frutto della percezione che si ha della politica. Quando questa diventa principalmente amministrazione dell'esistente, quando l'unica forma di partecipazione pubblica diventa il voto e quando gli schieramenti che quel voto chiedono si assomigliano (nelle pratiche) sempre di più tra loro, l'unica forma d'espressione che resta alla «sovranità popolare» è quella della «mozione di sfiducia», della protesta contro il potere con una scheda «negativa» o con l'astensione. È un messaggio a suo modo vitale, che va preso sul serio. In assenza di un'alternativa credibile (nelle prospettive ideali e nelle pratiche concrete) non c'è altra strada. Insieme a quella della strenua difesa (territoriale o settoriale) della propria condizione, con un'azione diretta sempre più considerata dalla politica istituzionale una turbativa da reprimere (militarmente) o blandire (clientelarmente). Un tempo la sinistra si proponeva come soggetto di sintesi tra i luoghi «alti» (i palazzi) e i luoghi «bassi» (la società) dell'agire pubblico. Oggi non lo fa più, questo è il problema, questo è il motivo per cui è percepita sempre più come equivalente (se non uguale) alla destra.
Del resto il voto del nord Italia parla chiaramente: la parte più ricca, più «produttiva» e al contempo più spaventata dalle precarizzazioni della globalizzazione, si allontana dal centrosnistra e dalla propria storia. In assenza di orizzonti condivisi, vincono le leggi del mercato, degli egoismi e delle chiusure; e vince chi questi «valori» afferma. E' un processo maturato da tempo e sempre più visibile: quelli che votano ancora a sinistra lo fanno solo per un imperativo etico o per tradizione. Chi parte solo e solamente dalle proprie condizioni materiali o esistenziali va a destra e si offre alle sirene degli egoismi e alle illusioni dei miracoli. Almeno nel pronunciamento politico ridotto a voto. Poi, magari, continua a iscriversi al sindacato, a non volere una base militare o un tunnel ferroviario sul suo territorio, ma considera questa forma di partecipazione del tutto scollegata alla «grande politica» che istituzioni, giornali e tv gli propongono come l'unica possibile.
È su questo che dovrebbe riflettere tutto ciò che ancora si dice di sinistra. I predemocratici diessini e margheritini proseguiranno sulla loro strada e questi problemi non se li porranno. Chi è fuori da quel gioco deve non solo trovare forme di coordinamento istituzionale o programmi minimi per evitare che l'attuale governo slitti troppo al centro. Deve fare di più, ridare la parola a chi è negata anche sulle stesse forme della rappresentanza, che non è patrimonio dei gruppi dirigenti e la cui rappresentazione non può essere delegata a un voto ogni cinque anni. Deve farlo in fretta e pubblicamente.
Di ivangel (del 23/05/2007 @ 13:14:20, in ANSA, linkato 831 volte)
Il rapporto Eurispes sugli infortuni sul lavoro ha un titolo esplicito: "PEGGIO DI UNA GUERRA". Il dossier voluto dalla commissione per le attività produttive della Camera, capeggiata da Capezzone. I dati che riguardano le morti bianche in italia sono davvero allarmanti. le vittime dal 2003 all'ottobre del 2006 sono state ben 5.252, anche se c'è stato un piccolo calo nell'ultimo anno rimane la piaga sociale che vede nell'85% dei casi avvenire in situazioni di lavoro in sub-appalto.
In ogni caso ho letto anche qualche settimana fa questa notizia presentata in questo modo e, mettendo per un attimo da parte la drammaticità delle morti bianche, la cosa che mi fa più incazzare è che passa un messaggio come : "PIU' MORTI CHE NELLA GUERRA DEL GOLFO", "PIU' MORTI CHE NELLA GUERRA IN IRAQ".
Perché TUTTI i militari della coalizione che hanno perso la vita a partire dal 2003 sono 3.520, mentre i morti sul lavoro in Italia sono stati 5.252. Come se prendessimo come metro di misura solo i morti che ci riguardano, cioè i lavoratori della coalizioni periti sui cantieri di guerra. E il cantiere fosse un edificio inanimato senza sicurezza. Allora titolamo: "PIU' DEI NOSTRI MORTI IN IRAQ"!! Vorrei ricordare a Capezzone e a qualche ignaro giornalista che ANCHE GLI IRACHENI MUOIONO!!!! In Iraq i morti totali e attuali, considerando che in ogni guerra è difficile fare una stima esatta, si quantificano tra i 64.133 e i 70.243 come riportato da Iraq Body Count che fa triste mostra di sé nella barra laterale di questo blog, cliccateci sù per andare a controllare. Se ci togliamo 3.520 soldati della nostra coalizione, rimangono una serie di insignificanti uomini, donne, vecchi, bambini, animali e alcuni terroristi iracheni trucidati dalla nostra coalizione e dalla buon'anima delle "nostre" vittime contate. Cerchiamo di ricordarci che su questa terra è popolata anche da altri, soprattutto quando si fa informazione.
Di ivangel (del 21/05/2007 @ 17:50:38, in Film, linkato 449 volte)
Non sono molto bravo ad esprimere punti di vista o a recensire un film. i miei giudizi a volte non si discostano da. "..davvero bello", minchia, questo si che è un che bel film", oppure il cassico "ma che cazzata!". In genere decido nei primi minuti di programmazione se il film mi piace o no. Perché tutto è dato dalla sceneggiatura, dai dialoghi e dalla
narrazione e non solo dalla tematica che spesso è solo uno specchietto per le allodole.
Comunque stavolta proverò brevemente a recensire questo bel film. Lo farò nel mio solito stile incompetente. Prima però ho dato un'occhiata a qualche recensore più ferrato sulle tecniche descrittive. Anche se a volte nelle recensioni positive e negative si usa sempre la stessa impostazione un pò come si presentano gli abiti in una sfilata.
Comunque il lavoro e Joel Schumacher mi è veramente piaciuto. Il protagonista, Walter Sparrow interpretato da (qui ci va un ottimo...) ottimo Jim Carrey, è preda di una paranoia ossessiva legata ad un numero, il 23 appunto.
Tutto comincia il 3 febbraio (il giorno due del terzo mese nonchè il suo compleanno), Sparrow lavora come accalappiacani, cosicchè prima di aver terminato il servizio Un misterioso cane gli regala un morso e la sera stessa la moglie gli regala un misterioso libro intitolato "The Number 23". Sarà talmente ossessionato dalla lettura e dalle vicende del protagonista del libro, il detective Fingerling (interpretato sempre da Carrey), in cui Joel Schumacher da vita ad una narrazione parallela, che troverà delle forti analogie con la vita passata di Sparrow, e che getta un'omba d'inquietudine sulla sua stessa esistenza. Comincia a dare i numeri, anzi, il nomero, perché tutto è legato al 23. Date, somme e gradazioni cromatiche che lo ossessioneranno tanto da ricercare l'autore del libro al quale si sente angosciosamente legato.
Bene non vado oltre, fin qui credo (spero) di essermela cavata.
Di ivangel (del 21/05/2007 @ 13:43:40, in scacchi, linkato 686 volte)
In una simultanea (alla cieca?) di Alechin contro alcuni gerarchi nazisti su una scacchiera si raggiunse una posizione che l'avversario di Alechin, dopo lunga analisi, giudicò persa e quindi abbandonò. Allora Alechin chiese se volesse continuare la partita a colori invertiti. L'altro, certo di vincere, accettò immediatamente. Alechin mosse e... l'altro si ritrovò in una posizione imprevista che, nuovamente, valutò persa per lui! Al conseguente nuovo abbandono, Alechin ripetè l'offerta di continuare la partita cambiando ancora i colori! Questa volta l'accettazione fu più meditata, ma non vedendo come ci si potesse salvare in quella che attualmente era la sua posizione, si dichiarò d'accordo a cederla ad Alechin. Che mosse e... vinse per la terza volta la stessa partita!!
Un giornata a Gardaland proprio mancava. Da quando sono qui avrò sentito centimillesime di bizzeffe di volte la frase: Non ci sei mai stato? ...Ma come? ...eeeh devi andarci. E vabbeh, andiamo a sto Gardaland. Quindi sabato organizziamo con i colleghi e relativi partners (Thay, Vito, Massimo e Monica). Appuntamnto tassativo alle 8,00 in stazione Agip di Agrate. Di lì la spedizione parte con rituale ritardo di circa un'ora alla volta di Peschiera del Garda. Giunti a destinazione iniziamo ad ispezionare il territorio e le strategie da adottare. Dopo un'attenta analisi della situazione decidiamo di comune accordo un approccio di tipo soft, in modo da cominciare gradatamente ad assagiare le emozioni. Quindi come prima cosa ci facciamo sbattere giù a velocità iperbolica da una torre di 40 metri. Recuperate le membra e quei pochi capelli neri stappati dai bianchi che rapidamente li hanno scalzati, ci facciamo schizzare con una serie di atroci lamenti in una missione da brivido sul blue tornado, Una roba che ti sballotta ad altezza vertiginosa. Come se fossi all'interno di un autentico tornado dell'areonautica, ma senza parabrezza. Qui perdo di nuovo i quattro capelli neri che ormai stringevo in una mano e scesi talmente fieri da fare invidia ad un top gun, decidiamo di cercare un raporto più intimo con la terra e visiatiamo alcune grotte a bordo di zattere e gommoni fino ad inzzupparci tra rapide e le cascate, per poi passare a rivoltarci su seggioloni volanti e tornare a farci sballottare sulle montagne magiche. In una piccola pausa sono arrivato addirittura a farmi fotografare dietro una delle tante sagome come un vero condottiero di cartapesta... Per finire, optiamo per il brivido digitale dellla quarta dimensione, decisamente più tranquillo ed asciutto, ma non meno suggestivo.
Venite pure avanti, voi con il naso corto,
signori imbellettati, io più non vi sopporto !
Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
perché con questa spada
vi uccido quando voglio.
Venite pure avanti poeti sgangherati,
inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza
avrete soldi e gloria ma non avete scorza ;
godetevi il successo, godete finché dura
ché il pubblico è ammaestrato
e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse
col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna
però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli ? L'arrivismo ? All'amo non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco.
Facciamola finita, venite tutti avanti
nuovi protagonisti, politici rampanti ;
venite portaborse, ruffiani e mezze calze,
feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatti
del qualunquismo un arte ;
coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
in questo benedetto assurdo bel paese.
Non me ne frega niente
se anch'io sono sbagliato,
spiacere è il mio piacere,
io amo essere odiato ;
coi furbi e i prepotenti
da sempre mi balocco
e al fin della licenza
io non perdono e tocco.
Ma quando sono solo
con questo naso al piede
che almeno di mezz'ora
da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia
e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore ;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d'essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo ma sono triste
perché Rossana è bella, siamo così diversi ;
a parlarle non riesco, le parlerò coi versi.
Venite gente vuota, facciamola finita :
voi preti che vendete a tutti un'altra vita ;
se c'è come voi dite un Dio nell'infinito
guardatevi nel cuore, l'avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso
che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali,
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali ;
tornate a casa nani, levatevi davanti,
per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco.
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada
ma in questa vita oggi non trovo più la strada,
non voglio rassegnarmi ad essere cattivo
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo ;
dev'esserci, lo sento, in terra in cielo o un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un'ombra e tu, Rossana, il sole ;
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perché ormai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo Cirano.
Repubblica mostra una serie di foto segnaletiche delle persone famose ritoccate con Photoshop. Alcune sono davvero sbalorditive. Così Madre Teresa, Tony Blair, Madonna o Mr. Bean e molti altri vips appaiono scomposti, lividi, malconci e messi in bella posa per essere schedati dalla polizia. Il tutto è ovviamente una burla di Worth1000, il sito di appassionati di Photoshop, che raccoglie migliaia di geniali fotoelaborazioni. Questo è il link. Se volete, fatevi un giro, ci sono cose molto interessanti. Buonanotte.
Su You-Tube appare il video di un "UFO" ripreso a Vasto, anche se a prima vista sembrerebbe un palloncino volato in aria e poi scoppiato. La cosa non poteva sfuggire ai professionals del trash di Italia Uno che ci montano subito un servizio scoop tra le tette della Canalis e l'ultima news su Paris Hilton. Mentre per quanto mi riguarda anche se la cosa possa essere più verosimile di un apparizione Mariana, quest'idea dell'ufo prima o poi la realizzerò anch'io in quel di Goriano Valli, mio paese natio. E allora verranno folle oceaniche in pelegrinaggio, e sorgeranno musei, templi e alberghi a sviluppare le depresse zone dell'entroterra abruzzese.
Nel 1983 (così leggo) Keith Haring, protagonista assoluto della corrente neo-pop, realizzò in occasione dell’apertura del Museo Haggerty di Milwaukee, “Il Murale di Milwaukee”, un’opera lunga trenta metri e alta due e mezzo, tra le opere più significative dell’artista americano (?). A partire dal 1° aprile, per la prima volta fuori dagli Stati Uniti, sarà esposto nei rinnovati spazi del Serrone della Villa Reale di Monza. Bene, sabato scorso in occasione di questo straordinario evento artistico mi sono recato alla Villa Reale ad ammirare le opere esposte,
o per meglio dire, scopro solo in un secondo tempo che l'opera era solo quella! Nessun altro schizzo, impiastro o murale, quadro di contorno o di accompagnamento. Non è bello pagare 5 euro a testa per vedere un opera, sia pure di 30 metri, ma di una semplicità infantile che conoscete bene, tanto che 2 dopo minuti (ma proprio 2 minuti) abbiamo visto TUTTO!
Leggo: "Sul murale, costituito da 24 pannelli, l’iconografia rappresentata è esemplificativa del vocabolario d’immagini semplici di Haring, che celebrano la vita, divenendo un segno distintivo del suo approccio alla pittura". Per i folli di voi che invece fossero appassionati potete dare un'occhiata qui.
Quando un "superiore" ti chiede "cosa ne pensi?", voi credete che sia un invito ad esprimere un proprio punto di vista sulla questione? Questo implica un'azione cerebrale, quindi già la richiesta "puzza", infatti la risposta che si richiede è, di carattere accondiscendente e non propositiva, subordinata e non formativa, consenziente e poco costruttiva. Ne deriva che è inutile arrovellarsi il cervello per trovare o esprimere visioni e concetti differenti da quelli "segnalati", soprattutto verso chi ti chiede
solo pareri uguali ai suoi o, (qui entra in gioco la variante editoriale del mestruato), diversi dai tuoi. Il grande maestro di scacchi Tartakower diceva:
La tattica è sapere cosa fare quando è possibile fare qualcosa La strategia è sapere cosa fare quando non c'è più nulla da fare.
Di ivangel (del 01/05/2007 @ 00:15:53, in Socialismo , linkato 361 volte)
Oggi è il 1° Maggio, la festa dei lavoratori. Questa festività affonda le sue radici nella lotta secolare per l'emancipazione e i diritti sociali dei lavoratori, iniziata nei primi decenni del 1800 nei paesi industrializzati d'Europa e d'America. La più significativa tra le storiche conquiste operaie è stata certamente quella delle 8 ore :"Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d'ordine.
Questa manifestazione si carica storicamente di un significato alternativo divenendo una giornata di lotta, di emancipazione contro la società borghese, ma anche e soprattutto è una occasione per riflettere sul mondo del lavoro in modo da proseguire il lungo cammino che un giorno porterà all'eliminazione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo.