Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Eccomi di ritorno dal mio viaggio cubano, un viaggio che sognavo da tempo e un'esperienza che volevo fortemente vivere. Tra i motivi, inutile negarlo, il fascino di una realtà sociale alternativa al gigante americano. Una rivoluzione socialista che si impone 42 anni fa e regala al mondo il mito invincibile ed universale di Che Guevara, la Cuba popolare e antimperialista, la figura di Fidel Castro, la musica, la vita e le tradizioni caraibiche che si riflettono nei volti dei suoi abitanti e nei colori tropicali.
La cuba delle immancabili contraddizioni, vista dal nostro occhio occidentale e sviluppato appare ad alcuni come il piccolo Davide che sbeffeggia l'arroganza del grande Golia americano ed ad altri una dittatura comunista intollerabile che sopprime la libertà affamando il popolo.
Forse è un po' dell'uno ed un po' dell'altro, ma quelli che detestano la rivoluzione forse non sanno spiegarsi il perché questa non sia precipitata di fronte al crollo del modello socialista sovietico. Credo che la risposta per alcuni inaccettabile sia che che nonostante tutto la rivoluzione ha portato a cuba la fine dell'apartheid, l'emancipazione femminile, ha vinto l'analfabetismo, ha espropriato le terre esiliando latifondisti e schiavisti, ha ottenuto progressi sociali inconfutabili, rendendola un paese in via di sviluppo tra i paesi del terzo mondo con la più bassa mortalità infantile e con un elevato sistema sanitario riconosciuto da tutto il mondo. Proprio per questi traguardi cuba resiste orgogliosa ad un feroce embargo imposto dagli Stati Unitiche la sta stritolando, privandola delle più elementari merci di scambio, tra tutte i medicinali. Tra le cose negative c'è indubbiamente l'esistenza della pena di morte e a detta di amnesty international, un sistema carcerario non poprio in linea con i diritti umani. Esistono due diversi tipi di moneta, il peso cubano ed il peso convertibile, la prima non vale quasi nulla ed è quella con cui sono pagati i cubani, e la seconda vale quanto un euro ed è ad uso e consumo dei turisti. Questo da vita ad un singolare preziario nei chioschi popolari, e cioè che una bottiglietta d'acqua per un cubano costa un paio di peso cubani, mentre per un turista un peso convertibile, pari a 24 peso cubani.

Per tornare al mio viaggio e allietare i quattro gatti che leggono questo blog, l'approccio iniziale non è stato certo dei migliori. L'albergo Lincoln che avevamo a due passi dal lungomare dell'Avana centrale era decisamente fatiscente e in Italia sarebbe stato chiuso immediatamente dai NAS. In camera niente acqua calda, il frigo bar rotto sembrava prelevato da una discarica e la corrente era solo a 110 volt. Gran parte dell'Avana era decisamente messa peggio del nostro albergo, con muri diroccati, case sventrate dai crolli, calcinacci ovunque e un odore forte e penetrante dovuto, stando a quello che ci hanno detto, all'utilizzo di un carburante scarsamente raffinato. Gironzolando per la città notiamo un poliziotto ad ogni angolo, chi abita ai piani bassi degli edifici ha le porte spalancate e ozia sull'uscio osservando i passanti, altri riconoscendo la tua nazionalità, tentano approcci esaltando la vittoria dell'italia ai mondiali. La sera rientrando, ai piedi dell'albergo alcune ragazze cercano i turisti.

La popolazione è veramente accogliente, un po' troppo scrocca, ma cosa volete, in fin dei conti molti non se la passano bene, ed il turista è sempre un ottimo pollo da spennare. In ogni caso questo non ci impedisce di conoscere gente e fare quattro chiacchiere davanti ad un ottimo mojito. All' Habana Vieja abbiamo conosciuto Erquinn, uno che lavorava alla fabbrica dei sigari ( all'Avana tutti dicono di lavorare alla fabbrica dei sigari se non altro per rifilartene una scatola), e così ci ha portato (a piedi) a visitare "Plaza della Revolucion" con l'immagine gigante del Che stampata sul muro, la statua di Josè Martì con l'altissimo edificio dove ha sede il museo a lui dedicato.

La sera, mangiamo l'aragosta in una "casa particular" e poi facciamo tappa in un locale dove avevo promesso un mojito ad un simpaticone che diceva di avere la sorella che lavorava come ballerina di salsa a Milano in zona Carrobbio, proprio vicino a me. Fatto sta che con questo passiamo la serata a chiacchierare seduti al tavolo con un'altro tizio stranissimo che ci canta strofe hip hop e con una bella cubana che ci parla della loro vita difficile e di suo padre che è negli stati uniti. Proprio in quel momento il tizio dell'hip hop che si era allontanato torna al tavolo e ci dice che la CNN ha dato la notizia che Castro era in fin di vita e che il potere passava nelle mani del fratello Raul. La notizia era davvero sconvolgente, non che Castro sia adorato, ma il fratelo Raul non era di certo ben visto. In ogni caso mi è sembrato di capire che in generale i cubani hanno una venerazione sincera per gli eroi della revolucion, però detestano le loro condizioni di vita, il fatto di non poter uscire liberamente dal loro paese, hanno espressamente detto di sentirsi in galera.

Tuttavia è forte la paura degli americani e degli esuli cubani che non vedono l'ora di rimettere piede a cuba per metterla a ferro e a fuoco. La caduta del socialismo significherebbe per loro la fine di alcune garanzie minime che il governo riserva a tutta la popolazione. Sulle vicende cubane degli ultimi giorni potete trovare
qui un bell'articolo di Gianni Mina.
Approposito, mentre si chiacchierava la gestione del locale passava da un gruppo all'altro e quando ne chiediamo il motivo ci rispondono che lì tutto è di Fidel e che questa è Cuba!

Nei giorni seguenti visitiamo la Bodeguita del Medio, immancabile tappa per degustare il mojito, nel luogo che fu punto di incontro per diversi artisti cubani e diventato famoso per la frequentazione di Hernest Hemingway. Qui Ivana che non regge bene l'alcol ne esce al quanto stordita. La catedrale di San Cristobal, Il Capitolio Nacional dove si aggira un simpatico vecchietto con una macchina fotografica d'altri tempi che scatta foto ricordo, plaza des armas, il castillo de los Tres Santos Reyes Magnos del Morro e la Fortaleza de San Carlos de la Cabaña le vediamo solo dominare il lungomare,
infine il museo della revolucion dove possiamo vedere il famigerato Granma che trasportò i guerriglieri rivoluzionari sull'isola.

Dal punto di vista estetico la parte est dell'Avana, con i quartieri residenziali di Miramar sono davvero belli e curati, segno che vi risiede la popolazione più agiata, forse medici, avvocati, funzionari e via dicendo. Alla Marina Hemingway c'erano attraccati alcuni yatch con bandiere inglesi ed abbiamo assistito ad un acceso comizio in sostegno di Fidel e della rivoluzione.
Comunque per farla breve la seconda parte della vacanza l'abbiamo trascorsa alla Playa dell'Este che si trova ad un centinaio di chilometri dall'Avana, poi una puntata su Varadero, zona turistica per eccellenza con vita da spiaggia ed ustione da sole. Le serate erano piuttosto noiose e quasi ho rimpianto la presenza patetica degli animatori assenti.

Come ogni turista che si rispetti abbiamo fatto una discreta scorta di Rum e sigari, poi alcuni ricordini al mercatino dell'Avana Vejia per i nipotini e per gli amici.
Sostanzialmente io non sono in cieco idealista ma credo che gran parte del progresso sociale e delle libertà individuali si deve ad una spinta progressista iniziata con il pensiero Marxista. È evidente che chi perseguiva una dittatura del proletariato, o la liberazione dalla schiavitù del capitalismo si è scontrato con l'amara verità dei regimi totalitari e con le barbarie del socialismo reale. Tuttavia credo che l'utopia, proprio perché appartiene ad una sfera fantastica di libertà e giustizia sia stata da sempre il motore trainante di molte conquiste sociali. Una strada da seguire sempre e comunque, fino alla vittoria!